Perché è bello scrivere lettere a mano. E perché dovremmo continuare a farlo
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In un'epoca in cui si parla di intelligenza artificiale in tutte le salse - assistenti virtuali, testi generati in pochi istanti, conversazioni veloci - sentiamo emergere una tendenza che va nella direzione opposta. È un ritorno ai gesti umani , quelli che non si possono ottimizzare né accelerare.
Scrivere una lettera significa scegliere la carta, accarezzare una busta tra le dita, cercare la penna giusta. Significa fermarsi, respirare, lasciare che le parole trovino il loro ritmo naturale. A volte attacchiamo un adesivo un po' storto, aggiungiamo un ritaglio, uno schizzo minuscolo in un angolo - non per essere perfetti, ma per essere autentici.
Per il 2026 vogliamo credere in questo ritorno. Nel ritrovare una lettera infilata tra le pagine di un libro, leggera e coperta di una polvere affettuosa. Nelle cartoline dimenticate nelle tasche dei cappotti invernali. Nelle scatole di latta che custodiscono messaggi ormai imparati a memoria, ma che continuiamo a rileggere.

Ispiriamoci alle Lettere di Babbo Natale di Tolkien

Tra i libri che più sanno raccontare la magia (e la nostalgia) del Natale, ci sono le Lettere da Babbo Natale di JRR Tolkien. Si tratta di una raccolta di lettere che l'autore scrisse e illustrò tra il 1920 e il 1943 per i suoi figli: John, Michael, Christopher e Priscilla. Buste bianche come la neve, francobolli delle Poste Polari , calligrafie tremolanti per imitare la mano gelata di Babbo Natale. Dentro, storie piene di umorismo e avventure: l'Orso Polare pasticcione che combina guai, i goblin che appiccano incendi ai magazzini di giocattoli, l'Uomo della Luna che passa di tanto in tanto a dare una mano.
Di tanto in tanto Tolkien aggiungeva schizzi, disegni, piccole poesie: dettagli che trasformavano ogni lettera in un regalo. Nella busta del 1936 arrivò perfino un intero alfabeto goblin . Forse all'inizio questo rito era nato come un semplice gioco per alimentare la magia natalizia, ma negli anni divenne una tradizione familiare lunga ventitré anni, con capitoli sempre più ricchi di immaginazione.
E ci piace immaginare i piccoli Tolkien, la mattina di Natale, chiedersi: “Che cosa avrà combinato stavolta l'Orso Polare?” “Quanta neve sarà caduta al Polo?” “I goblin avranno fatto nuovi disastri?”
Quelle lettere erano molto più di un racconto natalizio: erano un modo di dire vi vedo, vi penso, siete parte della mia magia . Il tipo di messaggio che solo una lettera scritta a mano può contenere.

Scrivere lettere è una tendenza (e non potremmo esserne più felici)
Epistole, missive, cartoline, cassette postali rosse che sembrano uscite da un film. Nel 2026 - parola di Pinterest Predicts - torneranno protagonisti. Gen Z e Millennials si impugneranno di nuovo le penne, trasformando carte da lettera e buste in piccole opere d'arte : washi tape, adesivi, francobolli scelti con cura, scarabocchi fatti di getto. Non più e-mail nel cestino, ma parole che restano. Forse non è solo una tendenza. Forse è un bisogno che ci siamo ricordati di avere: lasciare un segno tangibile, prendere tempo, parlare davvero.

Le cartoline e le lettere di Piperita
Se vi sentite ispirati a prendere carta e penna, e magari per iniziare una vostra piccola tradizione alla Tolkien, possiamo scoprire cartoline, carte da lettere e idee qui:
piperitapaper.com/collections/cartoline
